Tipologia di filiera corta
1. Vendita diretta in azienda
Questa è la forma più semplice di filiera corta. Il produttore apre, in genere nella stessa azienda, uno spaccio per la vendita dei prodotti propri. Fino al 2001 tale attività era disciplinata dalla Legge 59 del 1963, poi modificata con la legge di orientamento (il Decreto Lg.vo 228/2001) che ha aumentato le possibilità di vendita diretta e le agevolazioni per i produttori che organizzano presso la propria azienda o anche in luogo fisso fuori dall’azienda, la vendita delle proprie produzioni.
L’obbligo per il produttore è che metta in vendita produzioni della sua azienda in misura prevalente rispetto al totale delle produzioni offerte ai consumatori, con la possibilità di integrare anche con prodotti di altri contadini ed allevatori.
Anche la vendita diretta, al di fuori o entro la propria azienda, è soggetta alle normative sanitarie e fiscali delle normali attività commerciali. I pregi di questa forma di filiera corta sono enormi:
il consumatore parla direttamente con il produttore; se si tratta di spaccio aziendale può conoscere anche l’azienda, il modo di coltivazione ed il rispetto per l’ambiente delle produzioni biologiche. Infine il produttore riesce a valorizzare la stagionalità delle proprie produzioni come in nessuna altra forma di vendita. Non tutti i consumatori possono fare gli acquisiti spostandosi sempre in campagna, presso le aziende agricole; inoltre alcune aziende non sono situate in località facilmente raggiungibili da parte dei consumatori. Un elenco di aziende con vendita diretta lo si può trovare in questo sito. |
2. I Mercati contadini
In tutte le regioni italiane si sono sviluppati fierucole e mercatini di produttori biologici, qualche volta in abbinamento a mercati civici già esistenti per le produzioni convenzionali,
molto più spesso questi mercatini sono destinati esclusivamente a produzioni biologiche.
La normativa legislativa di riferimento è il D.L.vo 228/2001, da un lato, ed il Decreto mipaf 20.11.2007 “Regolamento dei mercati di vendita diretta degli imprenditori agricoli” dall’altro. Occorre fare attenzione e distinzione tra ambulanti, cioè commercianti, e produttori che vendono nei mercati. Non necessariamente un banco di frutta e verdura di un mercato ortofrutticolo è gestito da un produttore, più di una volta chi lo gestisce è un commerciante. I mercati contadini, invece, per essere definiti tali, sono aperti solo ai produttori agricoli.
I mercatini del biologico sono diffusi in tutte le regioni italiane e spesso in alcune regioni sono organizzati con frequenza settimanale o almeno mensile. Ovviamente, per il consumatore, i mercatini assumono maggiore valenza quanto più sono frequenti giacché il fatto di vendere uno o due volte al mese vincola assai il consumatore a ricordarsi della data di apertura ed ad organizzarsi di conseguenza. E poi la frutta e la verdura non si può acquistare una o due volte al mese.
Il mercato dei produttori deve/può prevedere il coinvolgimento delle associazioni di consumatori per verificare la politica dei prezzi, per esempio, ma anche per organizzare, insieme ai produttori, attività di informazione e culturali in genere. Il mercato dei produttori deve possedere un proprio regolamento a garanzia sia dei produttori che dei consumatori e viene autorizzato dal Comune in cui lo si vuole istituire, nel rispetto delle normative che lo stesso Comune ha adottato in armonia con il Decreto mipaf 20.11.2007. Un elenco di mercati contadini dove ci sono produttori biologici lo si può trovare su questo sito.
|
3. Gruppi d’acquisto e Gruppi di offerta
Normativa sui Gruppi di Acquisto
Sono quelle organizzazioni di consumatori, informali o dotate di un proprio statuto, che decidono di riunirsi per acquistare i prodotti biologici direttamente dal produttore o da gruppi di produttori organizzati con piccole/medie piattaforme, beneficiando di un taglio importante sul prezzo finale dovuto, appunto, all’accorciamento della filiera di vendita.
La filosofia di un gruppo d’acquisto va anche oltre al calo del prezzo; di fatto gli aspetti etici e sociali sono sempre in primo piano e attentamente valutati come ad esempio la tutela e la salvaguardia ambientale, la valorizzazione delle culture e colture tradizionali e delle aree di produzione, lo stretto legame prodotto/ territorio e, non ultimo, il rispetto delle condizioni di lavoro agricolo.
Quando i Gruppi di acquisto si costituiscono formalmente, dal punto di vista fiscale la loro attività di acquisto e distribuzione prodotti ai soci non ha carattere commerciale; per cui non è obbligatoria la contabilità dei soggetti IVA. Anche al fine delle imposte il Gruppo di Acquisto non genera reddito imponibile, e dunque non è soggetto a tassazione, se esercita la propria attività solo verso i propri soci e se possiede uno statuto che rispetta i principi di non suddivisione degli utili tra i soci, di democrazia interna e di trasparenza nella nomina degli organi dirigenti.
Per dotarsi di uno statuto non serve atto notarile; atto costitutivo e statuto si possono registrare alla Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’atto formale di costituzione.
Uno statuto tipo di Gruppo di Acquisto lo si può trovare sul questo sito.
Come funziona un Gruppo di Acquisto
I partecipanti al gruppo definiscono i prodotti su cui intendono eseguire gli acquisti collettivi; in base a questa lista i diversi soci compilano un ordine che verrà poi trasmesso, in genere via e-mail, ad un capo gruppo o coordinatore il quale, trasmetterà a sua volta l’ordine o ai singoli produttori o ai gruppi organizzati di produttori.
Nella fase successiva il produttore e/o l’organizzazione tra produttori provvederà a rendere disponibile le merci o a consegnarle direttamente al capo-gruppo che smisterà alle singole famiglie.
Alcuni gruppi d’acquisto hanno assunto come obiettivo prioritario la sensibilizzazione del consumatore alle problematiche dello sviluppo sostenibile e l’educazione al consumo critico; per questo hanno assunto la denominazione di GAS (Gruppo di Acquisto Solidale). Solidarietà tra consumatori; solidarietà tra consumatori e ambiente; solidarietà tra consumatori e produttori.
Il punto di forza del Gruppo d’acquisto è l’impegno volontario che si esercita sia nella raccolta degli ordini che nelle consegne. È facoltà del Gruppo riconoscere ad un suo collaboratore un piccolo compenso per le attività svolte; più spesso tali compiti sono assolti in modo volontario ruotando le persone impegnate in tale compito. È indispensabile disporre di un locale dove ricevere le merci: uno scantinato, un garage, o un locale presso scuole o parrocchie. Tali locali, fermo restando l’esigenza del decoro e del rispetto delle norme sanitarie, non sono soggetti ai controlli igienico-sanitari o di carattere urbanistico di un normale esercizio commerciale.
Un Gruppo di Offerta Se è giusto ed utile che i consumatori si organizzino, altrettanto lo è per i piccoli produttori. Infatti, per dare maggiori garanzie ai consumatori in ordine alla continuità delle forniture, ma anche alla verifica della qualità e della salubrità dei prodotti, è necessario aggregare l’offerta dei prodotti, Un piccolo produttore da solo non può fornire questi requisiti. Il gruppo di offerta deve avere regole snelle e democratiche al suo interno; può essere una cooperativa o una società agricola; deve disporre di locale idoneo per la prima lavorazione del prodotto (lavaggio, selezione e confezionamento). Aggregandosi, i piccoli produttori risolvono con più efficacia anche i problemi di trasporto abbattendo i relativi costi. Il Gruppo di Offerta deve garantire ogni settimana un listino aggiornato.
|
|
|