Questa Sezione del sito filieracortabio.it è dedicata al progetto dell’ATI costituita da S’Atra Sardigna società cooperativa agricola, ANAPROBIO, Agribio onlus e Terra Sana Italia che hanno predisposto il progetto Filiera Corta Bio Italia dedicato al censimento, al supporto ed alla implementazione di gruppi di offerta regionali di produttori biologici.
Il progetto è stato cofinanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) a valere sul Piano di Azione Nazionale per l’Agricoltura Biologica.
- Presentazione dei soci dell’ATI
- Vademecum Gruppi di Offerta
- Convegno Nazionale sulle Organizzazioni di Produttori
- Infopoint
In aggiunta alle problematiche sopra esposte, precipue del settore biologico, dobbiamo rilevare che ci sono delle questioni aperte che caratterizzano l’intero comprato agroalimentare, non solo il biologico, e di cui tenere conto anche per il nostro contesto:
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Produzione localizzata in aree/distretti a loro volta distanti dai centri di distribuzione e snodo delle produzioni;
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Diversificazione di prodotti nelle stesse aziende; è quella che possiamo definire la “biodiversità” interna alle aziende biologiche, un pregio ed un valore, senza dubbio, ma anche un potenziale limite che porta ad avere problematiche assai differenti e difficili da risolvere all’interno della stessa azienda di produzione; problematiche assai differenti sia tra prodotti freschi e secchi; sia tra singoli prodotti freschi o singoli prodotti trasformati, ma ciascuno con esigenze peculiari
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Difficoltà ad ammortizzare impianti sotto una certa soglia di prodotto lavorato; di norma le produzioni biologiche e tipiche si caratterizzano per una dimensione aziendale modesta e comunque non tale da giustificare, per singola azienda, la costituzione di centri di condizionamento e piattaforme di distribuzione “dedicate” dei prodotti biologici; peraltro sotto una certa soglia è impossibile realizzare impianti e centri aggregativi i cui costi di esercizio siano competitivi
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Tendenza a realizzare bandi per la ristorazione collettiva con capitolati al ribasso; non si intende premiare né la qualità dei prodotti (se non i requisiti minimi legati alle caratteristiche merceologiche dei prodotti), né il loro rapporto con il territorio, tanto meno i processi virtuosi di filiera corta, e quindi le produzioni locali
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Mancanza di una disciplina che regolamenti i mercatini cittadini gestiti dai produttori agricoli: questioni legate alla certificazione, determinazione dei prezzi, normative igienico-sanitarie, etc.
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